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Dopo oltre un secolo e mezzo, apre a Salerno la facoltà di Medicina e Chirurgia dislocata nel campus universitario di Fisciano, con la disponibilità per gli studenti di 60 posti. Per Salerno la medicina non è una novità in quanto la città vanta una tradizione antichissima per tale disciplina. La storia della Scuola Medica Salernitana racchiude circa dodici secoli dall’VIII° al XIX° e si conclude con il Decreto De Santis del 6 febbraio 1861 dopo aver percorso varie fasi da quella longobarda a quella murattiana.Il primo documento in cui la Scuola ècitata come istituzione organizzata è contenuto nelle costituzioni di Federico II pubblicate a Melfi nel 1231 in cui si riconosceva la Scuola Medica Salernitana unica del Regno. Nel 1280 ricevette da Carlo I il suo primo statuto che la riconobbe come Studium generale in medicina; continuò la sua attività fino al 1811 allorquando Giacchino Murat attribuì solo all’università di Napoli la facoltà di conferire lauree. Ma perché proprio la città di Salerno si distinse nell’arte medica? Sicuramente a favorire tali studi fu la posizione geografica che la città aveva nel cuore del Mediterraneo, punto strategico di traffici e scambi con l’Oriente e l’Africa che fece confluire le quattro culture cui la leggenda attribuisce la fondazione dell’Ars medica salernitana per opera diquattro maestri, l’ebreo Helinus, il greco Pontus, l’araboAdela ed il latino Salernus. La Scuola si basava sia sull’insegnamento del greco Ippocrate sia sugli insegnamenti della medicina araba per opera di Costantino l’Africano. La novità di questa Scuola consisteva nella non accettazione passiva delle malattie e nel prendersi cura del corpo oltre che dell’anima. Infatti, il motto della Scuola Medica Salernitana fu di non arrendersi di fronte alle malattie, non accettare la morte e rifiutare la teoria secondo la quale è inutile curare il corpo perché la vera salvezza non appartiene al mondo terreno. I medici della Scuola Salernitana oltre che trovare delle opportune terapie per fronteggiare le malattie si dedicarono anche all’aspetto preventivo e profilattico. Consideravano, infatti, di primaria importanza l’armonia psico-fisica e una dietetica regola di vita. La regola salernitana poneva anche l’accento sull’importanza del valore e della quantità dei cibi e delle bevande. Un ruolo importante nell’evoluzione della conoscenza e della prassi medica ebbe il grande rinnovamento culturale legato al monachesimo benedettino che da Montecassino si estese nell ’Abbazia di S. Benedetto in Salerno. I maestri salernitani esperti conoscitori del mondo vegetale e abili manipolatori delle erbe di cui si trova testimonianza in trattati di elencazioni e classificazione scientifica in base alle loro propriet à medicamentose e terapeutiche. L ’opera più importante della botanica medicinale medioevale è il Circa Instans attribuita al maestro salernitano Matteo Plateario nella cui opera fa una dettagliata descrizione di circa 500 piante e ne definisce per ognuna l ’origine geografica, la denominazione greca e latina. Ma la fama di Salerno è maggiormente legata all’opera collettiva, frutto dell’esperienza popolare contenuta nell’opera Regimen Sanitatis Salernitanum che fu commentata nel secolo XIII° da Arnaldo da Villanova. Pur non essendo un vero trattato di medicina fu seguito per secoli come un testo medico; contiene un rimedio per ogni occasione e consigli per preservare la salute e mantenere un perfetto equilibrio tra uomo e natura. La sintesi degli insegnamenti è sublimata nei primissimi versi che consigliano un tipo di vita igienica e tranquilla. Infatti, al re d’Inghilterra che chiedeva consigli la Scuola di Salerno scrisse: “Se vuoi vivere sano, scaccia i gravi pensieri, l’adirarti ritieni dannoso. Bevi poco, mangia sobriamente; non ti sia inutile l’alzarti dopo pranzo; fuggi il sonno del meriggio; non trattenere l’urina, ne comprimere a lungo il ventre; se questi precetti fedelmente osserverai tu lungo tempo vivrai. Se ti mancano i medici, siano per te medici queste tre cose: l’animo lieto, la quiete e la moderata dieta”. E’ bene ricordare che i maestri salernitani furono i primi nell’Occidente latino a diffondere le dottrine dei libri naturales di Aristotele avorendo in misura rimarchevole la rinascita delle scienze sin dal Medioevo. I maestri salernitani trasmisero queste conoscenze con un’azione didattica imperniata sulla formulazione di quesiti concisi con risposte che potessero essere agevolmente memorizzate. Per la Scuola Medica Salernitana i maestri dovevano “scendere dalle cattedre” per avvicinarsi al letto del malato e discutere con gli allievi gli aspetti clinici della malattia e dei problemi del paziente. I medici salernitani si distinsero per aver dato dignità scientifica alla chirurgia medioevale che in precedenza non era considerata una branca della medicina, ma solo un aspetto marginale praticata senza alcuna conoscenza scientifica. Infatti, è a Salerno che esercitarono quei chirurghi in grado di operare il cranio e quasi sicuramente a questi si devono le prime suture dei vasi sanguigni effettuate con il filo di seta. La chirurgia medioevale nasce dunque a Salerno come testimonia l’opera Practica Chirurgiae di Ruggero Frugardi il primo autorevole chirurgo della Scuola Salernitana che contiene preziose informazioni di tecnica chirurgica e indicazioni per la trapanazione delle ossa del cranio. Ma l’essere medico a Salerno non era facile: bisognava studiare logica per 3 anni; frequentare 5 anni di scuola medica studiando classici di medicina greca e svolgendo esercitazioni pratiche tra le quali la dissezione dei cadaveri per il riconoscimento e lo studio degli organi. Alla fine dei 5 anni si sosteneva un esame sia con il maestro del corso che con un collegio di maestri, non tanto lontano da quanto avviene ai giorni nostri. Se l’esame era superato si riceveva un attestato con il quale ci si presentava al re per ottenere la licenza ad esercitare la medicina. Successivamente veniva fatto un anno di praticantato presso un medico anziano e solo dopo si poteva effettuare l’esercizio della professione. Inoltre la medicina salernitana contrariamente al panorama culturale del tempo, diede un posto di rilievo alle donne. La figura più famosa e in parte anche leggendaria fu Trofula ostetrica e levatrice alla quale si attribuiva anche un trattato di ginecologia. Oggi l’antica chiesa di S. Gregorio è il luogo che conserva il primo nucleo del Museo Didattico della Scuola Medica Salernitana documentando l’attività della Scuola nei secoli XI-XII-XIII, periodo che ne rappresentò il maggiore splendore. Ci auguriamo che la nuova facoltà possa avere in futuro un ruolo importante nel campo medico come fu nei secoli scorsi in cui Salerno era conosciuta con l’appellativo di “Hippocratica Civitas”, di cui ancora oggi rimane memoria nella dicitura dello stemma del Comune. Giuseppe Alessio Messano 10 ottobre 2009
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