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'Ndrangheta: uno studio analitico e critico, nella prospettiva del suo sradicamento PDF Stampa E-mail
Il fenomeno malavitoso calabrese compare in tutta la sua efferatezza nelle cronache quotidiane di tv e stampa. Tracciarne le linee richiede un lavoro che unisce gli strumenti di numerose discipline. Federica Giandinoto, laureata in Giurisprudenza alla Sapienza, ne ha offerto un quadro approfondito ed ampiamente documentato nel suo volume dal titolo "'Ndrangheta s.r.l. - una società dai reati legalizzati". Si tratta sia di una genealogia delle principali famiglie, sia di una indagine sociologica diacronica sul tema del contrasto che lo Stato ha riservato nel corso dei decenni al fenomeno. L'autrice ne descrive le caratteristiche stabili nel tempo, che permettono di configurare l'appartenenza alla 'ndrangheta quasi come un destino al quale sembra difficile sottrarsi. 

Dalla lettura del tuo libro, emerge un quadro chiaro, nella sua durezza: il fenomeno da te indagato è di grandi dimensioni. Ma sembra emergere una serenità di fondo, una fiducia nel futuro. E' così?
 
E' vero, il quadro della 'Ndrangheta che ho voluto "dipingere" è piuttosto lucido, disincantato e realistico nelle sue dimensioni e pesanti ripercussioni, ad un livello oramai mondiale. Il mio atteggiamento psicologico mentre scrivevo il libro è stato dunque quello di chi ha approfondito, grazie allo studio della documentazione di cui ho potuto disporre, l'oggetto della propria analisi, soprattutto nella sua efferatezza, perciò non si illude troppo sulla definitiva scomparsa del fenomeno, essendo consapevole della complessità della società italiana. Ma, alla luce degli ultimi sviluppi tuttora attuali della politica interna italiana, comincio ad avere fiducia nella possibile sconfitta di questo "cancro" criminale, soprattutto se verranno definitivamente tranciati i legami, purtroppo ancora stretti, fra mafia e istituzioni.

Qual è stato l'approccio che ha guidato la realizzazione del tuo lavoro, nella documentazione e nella stesura?
 
L'approccio che ha ispirato la realizzazione di questa mia prima opera è stato prevalentemente scientifico e documentaristico, avendo fruito per la mia ricostruzione storico-sociologica di testi e fonti sia di autori autoctoni, come Corrado Alvaro, Pino Arlacchi, Enzo Ciconte e Sharo Gambino, sia ufficiali, come il saggio "Sociologia criminale" redatto dal Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri, o la "nota integrativa" del Documento XXIII , n. 8, della Commissione Antimafia. Ho poi potuto consultare anche documenti originali della 'Ndrangheta nelle biblioteche locali della Calabria: codici d'onore, "verbali" di rituali d'iniziazione, ecc. Nel realizzare il lavoro, ho voluto descrivere con una scrittura piana e distesa, facilmente leggibile, la storia della 'Ndrangheta, aggiungendovi poi la descrizione della struttura interna dell' associazione, delle sue attività e delle implicazioni geografiche della stessa, cercando sempre di trasmettere nel lettore una conoscenza oggettiva e neutrale di tale realtà.

Ti senti soddisfatta di questo tuo primo libro?
 
Complessivamente, mi sento abbastanza soddisfatta di questa mia prima opera, poiché credo di essere stata in grado di raggiungere l'obiettivo che mi ero prefissata: avvicinare il pubblico comune, non addetto ai lavori, alla consapevolezza di una delle organizzazioni più pericolose del Paese.

Questo lavoro avrà un seguito? Se sì, su quali aspetti ritieni di voler lavorare ulteriormente?
 
Sto pensando di apportare delle modifiche e degli aggiornamenti al testo, per comprendervi anche la strage di Duigsburg e gli ultimi fatti nell'ambito della repressione statale; ma oltre a questo, vorrei trattare altri soggetti, ampliando così le mie riflessioni e vedute. Sto già lavorando, infatti, ad un romanzo, quindi ad un genere totalmente diverso da quello che ho coltivato con questo libro...

Rispetto al discorso scientifico sul tema, alle opinioni accreditate di sociologi e criminologi, ritieni che la stampa quotidiana svolga un lavoro corretto di informazione? Che peso ha il fattore tempo e, in particolare, l'eccesso di velocità delle informazioni sulle agenzie di stampa e sui media di mainstream, rispetto al compito di informare nei particolari ed in modo approfondito?

No, non credo che i quotidiani, delle varie testate giornalistiche, abbiano saputo, o sappiano approfondire adeguatamente il tema, informando il lettore in modo appropriato e scientifico, impegnati come sembrano a dare notizie sensazionalistiche e dell'ultimo momento sulle catture dei diversi boss o altri componenti mafiosi latitanti da molti anni. Certamente, la necessità di accelerare i tempi delle informazioni rappresenta un fattore concausale di questa superficialità dei mezzi di stampa e di comunicazione televisiva, assieme forse ad una mancanza di interesse e sensibilità.

Oggi un dato di fatto nella lotta contro ogni forma di crimine è la sua portata globale e la possibilità di sfruttare le differenze tra ordinamenti nazionali per delinquere. In altre parole, se in un Paese il reato di "associazione mafiosa" non esiste nel suo Codice Penale, risulterebbe più difficile individuarlo. Tuttavia, al di là dell'etichetta data ad un comportamento, questa realtà malavitosa, per quanto caleidoscopica, ha un sostrato comune, in fondo: traffico di stupefacenti, riciclaggio, estorsioni. Insomma, si tratta di tante forme differenti di inquinamento della vita pubblica.  Se fossi un magistrato, come imposteresti il tuo lavoro sui territori e, in particolare, nei rapporti con l'estero?
 
Il fenomeno malavitoso ha senza dubbio, ormai da troppo tempo, una dimensione internazionale, con caratteristiche ricorrenti nei vari Paesi. Se fossi un magistrato, cercherei sicuramente di contrastare le associazioni di stampo mafioso richiedendo o applicando, con gli strumenti normativi a disposizione, quelle misure di prevenzione e sicurezza patrimoniali e reali (sequestro e confisca dei profitti e dei beni) che il nostro ordinamento concede agli organi giurisdizionali. Questi sono, a mio parere, infatti, degli importantissimi mezzi di dura lotta e attacco ai lucrosi affari delle organizzazioni criminali, molto più che gli arresti dei loro membri, per quanto indispensabili. Per quanto riguarda i rapporti con l'estero, desidererei accrescere le occasioni di collaborazione con le altre autorità straniere, per contribuire così ad un rafforzamento nelle strategie di opposizione ai reati commessi dalle associazioni mafiose.
 
Quale scenario immagini se pensi all'evoluzione di questo difficile lavoro tra venti anni?
 
Mi auguro proprio che tra vent'anni la 'Ndrangheta e tutte le mafie siano state definitivamente estirpate ovunque ancora adesso operino e prosperino, e che quindi questa mia umile fatica possa essere solo una memoria storica di un passato che, per fortuna, non c'è più.

intervista di: Massimiliano Nespola

 

28 giugno 2010

 

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